Mi chiamo Maria Serena Colombo e sono la fondatrice di Maseco Jewels, brand di gioielli di manifattura artigianale nato nel 2020.

Negli special “Inside the gem” scopriremo insieme quali sono le gemme dedicate al mese corrente, con la loro provenienza, la storia e le curiosità su ognuna di esse.

Il diamante è sicuramente la pietra preziosa più conosciuta e più amata al mondo…ma cos’è che la rende così speciale? Scopriamolo.

L’etimologia del termine “DIAMANTE”

diamante grezzo |masecojewels.com

La parola diamante deriva dal greco “Adàamanta“ a cui diedero – in un primo momento – il significato di “Ferro Durissimo“.

Con Aristotele, il termine successivamente cambiò in “Adamac”: dall’unione della parola “Damac” che significa domare, ma preceduta da “a”, che trasforma il suo significato in “Indomabile“. Il termine fu poi ripreso dai Romani, che lo rinominarono “Adamàntem“.

Questi termini furono coniati perché non si conosceva una materia tanto dura in grado di intaccare, lavorare o distruggere quella del diamante. Anche Plinio il Vecchio, nel primo secolo A.C., ne decantò le sue proprietà nel trattato “Naturalis Historia”, definendola la pietra più dura esistente. All’epoca, infatti, possedere un diamante significava avere un enorme potere.

Diamanti: indomabili, tenaci ma esauribili

Il diamante è un cristallo trasparente composto da atomi di carbonio a struttura tetraedrica, che è la forma termodinamicamente instabile del carbonio.

Il diamante nasce da stratificazioni sovrapposte di carbonio, ma il processo può durare millenni. Per questa ragione, i diamanti sono considerati minerali esauribili, esattamente come il petrolio.

Colori e dimensioni dei diamanti sono variabili ma, in genere, la loro dimensione massima è pari a quella di una nocciola.

Il diamante è una gemma estremamente dura: la sua durezza in Scala Mohs – quella che valuta la durezza dei materiali – è pari a 10. In scala Mohs, il numero 10 equivale al massimo, il che significa che il diamante è tenace, ovvero in grado di assorbire gli urti senza fratturarsi.

Inoltre, la gemma più preziosa ha una resistenza al calore molto elevata: pensate che un comune diamante commerciale resiste alla fiamma viva in atmosfera fino a circa 1520°C, quindi in situazioni d’incendio, se si considera che il calore che divampa può raggiungere i 1.000°C e non supera mai i 1.200°C, il diamante rimarrà sempre inalterato.

Il diamante in cristalloterapia

Grazie a queste caratteristiche, questa incredibile gemma è simbolo di solidità, resistenza, eternità e proprio per questi valori simbolici e spirituali, oltre che fisici, viene spesso usata in gioielleria per anelli di fidanzamento, matrimoni o anniversari.

Il diamante rigenera e purifica stimolando le difese immunitarie e s dice utile in tutti i disturbi della psiche e del cervello, schiarendo i pensieri e fortificando la mente. Inoltre, la gemma preziosa

influisce positivamente sulla fiducia, incoraggia la libertà di pensiero e ci spinge a rispettare noi stessi.

Le origini del diamante

diamante |masecojewels.com

Il diamante grezzo più grande mai ritrovato è il diamante Cullinan, rinvenuto nel 1905 nella Premier Mine in Sudafrica. Perfetto nella limpidezza e nel colore, quel cristallo pesava 3.025 carati (605 grammi) ed è stato tagliato in 105 pietre lavorate, le cui più grandi pesano 516,5 e 309 carati (fino al 1988, questi erano i più grandi diamanti lavorati).

Attualmente, il più grande diamante lavorato è il Golden Jubilee di 545,67 carati, che fu trovato nel 1985 sempre in Sudafrica.

I diamanti hanno origine nel mantello della Terra, dove esistono le condizioni necessarie alla loro formazione.

Si presume che i diamanti ritrovati in superficie provengano da una profondità che si aggira tra i 150 e i 225 km. I cristalli vengono portati alla superficie ed inglobati in una roccia detta “kimberlite”, da condotti vulcanici mediante eruzione; ed è così che si formano i camini diamantiferi dei giacimenti primari.

In seguito, mediante erosione, la kimberlite può sgretolarsi, liberando i diamanti in giacimenti secondari, generalmente di tipo alluvionale. Diamanti molto piccoli, con un diametro inferiore a 0,3 mm, sono stati trovati in molte meteoriti cadute sulla Terra.

A causa della sua purezza chimica non vi è un metodo efficace per la datazione dei diamanti, ma i geologi ritengono che la maggior parte di tali cristalli ritrovati, cioè quelli formatisi nel mantello e arrivati in superficie, siano databili tra circa 1 e 1,6 miliardi di anni fa.

I giacimenti primari sono quelli in cui le gemme si trovano ancora all’interno della roccia madre, la kimberlite, mentre i giacimenti secondari sono quelli in cui esse si trovano disperse in rocce sedimentarie tipo sabbia o ghiaia e vengono trasportate lontano dai luoghi dove si trovava la roccia madre da cui derivano, ossia in terreni alluvionali.

L’estrazione del diamante e la gioielleria responsabile: è etico sfruttare queste risorse?

etimologia del termine diamante |masecojewels.com

Nei giacimenti primari, la roccia viene frantumata ed estratta in pezzi sempre più piccoli, alternando le spaccature a lavaggi abbondanti, in modo che l’acqua separi la ganga dai materiali più pesanti; il peso specifico relativamente elevato dei diamanti provoca la loro caduta nelle vasche sottostanti.

Nei giacimenti secondari o alluvionali, non dovendo sminuzzare la roccia, il procedimento è più semplice: si fanno semplicemente cadere i diamanti nelle vasche.

Poi, i diamanti e i residui di ganga vengono portati via da rulli cosparsi di grasso, al quale i diamanti e la ganga aderiscono. Con ulteriori lavaggi, la ganga viene fatta scivolare via.

Successivamente, per pulire i diamanti dal grasso, si porta a fusione l’intero impasto; il grasso si scioglie, liberando così le gemme grezze.

Dopodichè, essi vengono suddivisi in due gruppi: qualità superiore o gemmologica, adatti ad essere tagliati e lucidati per produrre gioielli, e qualità inferiore, adatti ad applicazioni industriali.

In media, una miniera primaria produce un carato di diamanti (0,2 grammi) ogni 3,5-4 tonnellate di roccia estratta, mentre dai giacimenti alluvionali si estrae solo un carato ogni circa 15 tonnellate di materiale lavorato.

Questo spiega già perché il mondo della gioielleria responsabile si pone domande sull’etica nell’utilizzo  dei diamanti: lo sfruttamento del suolo e delle risorse d’acqua per questo fine sono molto elevate, per non parlare dello sfruttamento delle persone coinvolte nell’estrazione e di tutto ciò che coinvolge il mondo delle transazioni.

Miniere di diamanti “a cielo aperto”

Le prime miniere di diamanti furono scoperte in India nell’ 800 a.C. e per anni furono le uniche conosciute al mondo. Più precisamente nei dintorni di Golconda, in India, questa zona ha fornito la quasi totalità dei diamanti prodotti nel mondo.

La maggior parte delle miniere di diamanti è “a cielo aperto” o “a pozzo”, e quelle più

famose attualmente sono, invece, quelle della città di Kimberley, situata nella Premier Mine in Sudafrica.

Alessandro Magno fu il primo a portare il diamante in Europa ed in seguito, soprattutto durante il periodo della Repubblica di Venezia (XV secolo.A.C.), vi fu un vivace commercio fra India ed Europa di queste preziose gemme.

L’India tenne il monopolio dei diamanti fino al XVIII secolo finché, nel 1725, non fu scoperta una nuova miniera in Brasile e, dopo altri 150 anni, ne fu scoperta una in Sudafrica.

Il primo ritrovamento in Sudafrica avvenne nel 1867, vicino alle sorgenti del fiume Orange e fino al 1871 vennero sfruttati soltanto i giacimenti di tipo alluvionale. In seguito, si scoprì l’esistenza dei camini diamantiferi: il più noto è la già menzionata miniera di Kimberley che ha dato il nome alla roccia madre del diamante, la kimberlite.

La popolarità dei diamanti è aumentata a partire dal XIX secolo grazie a plurimi fattore come: una maggiore offerta, il miglioramento delle tecniche di taglio e lucidatura, la crescita dell’economia mondiale e delle innovative campagne pubblicitarie di successo.

Le regole del diamante perfetto: ‘le quattro C’ della qualità

orecchini con diamanti |masecojewels.com

Nel XX secolo, vi furono ritrovamenti di altri giacimenti in Africa, Canada,  Australia, Russia (Siberia), ma nonostante il diamante sia una pietra preziosa relativamente comune, la domanda mondiale e le difficoltà di commercio ne aumentano il valore di mercato.

A nessun’altra pietra preziosa vengono applicati così tanti parametri di valutazione come accade per il diamante, che deve rispondere alle famose “quattro C”:

Il taglio

L’operazione di taglio di un diamante grezzo è estremamente difficile e delicata, anche perché ogni minimo errore può portare a notevoli perdite di denaro.

Il taglio più comune è chiamato “brillante”, che è rotondo e ha un minimo di 57 faccette, fu brevettato verso la fine del XV secolo dal tagliatore veneziano Vincenzo Peruzzi, che lavorava in Francia al tempo di Luigi XIII.

Il taglio può essere classificato in 3 modi:

Altri tagli molto usati sono: il taglio a cuore, il marquise o navette, huit-huit, a goccia, a smeraldo, a carré, a baguette, a trapezio, a rosa olandese, a rosetta. Tagli più recenti che si stanno affermando in gioielleria sono: il princess, il radiant, il barion ed il cushion.

La purezza

La purezza di un diamante viene classificata a seconda della quantità ed entità di inclusioni visibili con un microscopio a 10 ingrandimenti.

Per inclusioni si intendono i “difetti” naturali del cristallo come fessure, linee di accrescimento e sfaldature.

Il colore

diamante incastonato |masecojewels.com

La colorazione di un diamante, in genere, varia tra bianca e gialla che, a loro volta, vengono classificate in gradazioni di colore definite con: D, E, F, G, H, I , H (chiamato anche commerciale).

Anche per il colore, è estremamente difficile la classificazione ad occhio nudo ed occorre un esame approfondito.

Vi sono poi i diamanti colorati, che sono estremamente rari. Il GIA (Gemological Institute of America) classifica i diamanti che hanno colorazione intensa con il termine “fancy” (fantasia).

Il diamante può assumere quasi tutte le colorazioni, che sono dovute ad impurezze o difetti strutturali: il giallo ambrato e il marrone sono le più comuni, mentre rosso, rosa, blu e verdi sono le più rare.

Il diamante rosso si trova soltanto nella miniera di Argyle in Australia, dove se ne estraggono pochi esemplari al giorno e di un peso quasi mai superiore a 0.5 carati. Questa gemma, che è in assoluto la più rara al mondo, può arrivare a prezzi davvero importanti!

Ciò che comporta una colorazione gialla più o meno intensa nei diamanti, varia a seconda della concentrazione di azoto presente.

Il GIA classifica i diamanti di colore giallo a bassa saturazione e marrone come diamanti nella scala normale del colore, cioè applica una scala di valutazione dalla ‘D’, che corrisponde ad incolore di purezza eccezionale, alla ‘Z’, il giallo chiaro.

Nei diamanti incolori, le sfaccettature riflettono i colori dell’ambiente circostante, così che agli occhi non appaiono tali: come per altre gemme incolori, muovendole i colori cambiano rapidamente (questo effetto, molto intenso nei diamanti, è chiamato “brio” o “fuoco”).

Il peso

I diamanti più grandi provengono dal Sudafrica: il già citato “Golden Jubilee”, appartenente alla famiglia reale thailandese, di colore giallo-marrone che pesa 545,67 carati e la “Grande Stella d’Africa” o “Cullinan I” del peso di 530,2 carati si trova incastonato nello scettro reale britannico.

Altre famose gemme sono il diamante azzurro Hope (45 carati), il verde di Dresda (41 carati), il Régent e il Sancy (135 e 55 carati) e il Koh-i-noor (108 carati).

Ogni gemma preziosa porta con sé storie incredibili; e tra le più affascinanti c’è quella del Koh-i-noor, il cui valore è stato stimato “in due giorni e mezzo di cibo per il mondo intero”.

Il diamante Koh-i-noor è stato conteso da re, conquistatori, principi, ladri e imperatori, le cui atroci morti ne alimentarono la fama di ‘pietra maledetta’. Quando il Koh-i-noor arrivò in Inghilterra nella metà del XIX secolo e fu incastonato in una delle corone reali, il suo ultimo proprietario indiano Duleep Singh, che nacque sovrano del più potente regno dell’India (il Punjab), morì abbandonato da tutti in un hotel di Parigi.

I ‘diamanti etici’

I diamanti, purtroppo, sono spesso merce di scambio al centro di controverse transazioni.

I diamanti definiti etici, sono quelle pietre preziose che vengono estratte e commercializzate nel pieno rispetto dei diritti umani, nel rispetto della dignità umana e nel rispetto dell’ambiente.

Se cercate la certezza di eticità di un diamante, acquistate un diamante canadese; essi sono preziosi non solo per l’alta qualità, ma anche per l’approccio estremamente etico della nazione a questa industria.

Tutti i diamanti estratti e tagliati nei Territori Nord Occidentali del Canada hanno un numero di identificazione inciso sulla cintura con il laser, ed è per questo i compratori e i rivenditori hanno la sicurezza che le pietre siano state estratte e commerciate in maniera etica.

Il Canada ha rigide regole riguardanti l’effetto delle miniere sull’ambiente e sugli ecosistemi locali, ed i suoi diamanti vengono estratti secondo gli standard più ecocompatibili del mondo. Una grande parte dei lavoratori delle miniere sono di origine Aborigena Canadese, il che significa che l’industria supporta e portare rispetto e prosperità anche alle popolazioni indigene della regione.

Al giorno d’oggi non ci si può e non ci si deve più voltare dall’altra parte quando si tratta di diritti umani ed ambientali, quindi vi consiglio di tenere in considerazione tutto ciò quando state per acquistare un diamante.

Perché, ancor di più se etico e sostenibile, come diceva la Compagnia DeBeers: “Un diamante è per sempre”.